viernes, 5 de junio de 2015

PACHANGA DI TERRA & DI MARE


La storia di due giovani spagnoli che dal Vietnam tornano a casa in nome del calcio organizzando partite incredibili.

Quando il calcio è linguaggio universale e accorcia la comunicazione tra due e più uomini che non parlano la stessa lingua. A passo di ‘pachanga’, in modo veloce e sincopato, tra finte, dribbling e controfinte che strizza l’occhio al ‘joga bonito’. Leggete questa storia, che non poteva essere scritta che da chi il calcio lo intende come fùtbol e non come football, quindi come vera aggregazione e fenomeno sociale, come una religione che accomuna e che non divide. Una storia che odora di leggenda patinata, appena uscita in punta di penna da un Sepùlveda o da un Osvaldo Soriano o da un Marquez.
Due volontari spagnoli hanno deciso di tornarsene a casa dal Vietnam. A piedi. Ma mica camminando. No. A suon di dribbling, finte, semirovesciate e gol. Ricardo Fernandez e Alberto Martin hanno attraversato diversi paesi per dimostrare come le differenti culture possono parlare tra di loro attraverso un linguaggio comune: il calcio. E quindi comunicare anche con un oggetto che stabilisce regole e decreta eventualmente un vincitore: il pallone. “Il calcio è gioia di vivere e il pallone lo rappresenta per chiunque. E per giocare c’è necessità d’umanità: non si può giocare certo da soli” dicono i due volontari in un video che sta spopolando sul web dal titolo Distrito Pachanga (dalla pachanga, un singolare genere musicale veloce e sincopato, sviluppato negli anni “60 a Cuba. Che Guevara parlando del regime cubano lo definì “Socialismo con pachanga”, sottolineandone le peculiarità caraibiche).
I due 35enni, da gennaio, hanno toccato Vietnam, Laos, Cambogia, Tailandia, Birmania, India, Buthán, Nepal, Tibet, Cina, Corea, Mongolia, poi Turchia, Iran, Turkmenistán, Kyryigistan, Kazajistán, Russia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Macedonia, Bulgaria, ma anche Azerbaiyán, Georgia, Cipro, Romania, Slovenia, Austria, Germania, Italia, Olanda, Francia e infine Spagna, fissando nelle cronache ogni aspetto che li ha colpiti, condendo le vicende anche di avvenimenti drammatici, come quando in Nepal,un treno ha deragliato causando la morte di 40 passeggeri.
Come si noterà sono moltissimi gli Stati (con usi e costumi completamente diversi, ma uniti da una partita di pallone) toccati dai due giovani calciando un pallone e organizzando improvvisate partite di calcio con pali conficcati su terreni gibbosi e sconnessi per portare in ogni dove un messaggio di pace e umanità con un pallone. E già, il genio scriveva che “Ogni volta che un bambino prende a calci un pallone per strada, lì rinasce la storia del calcio”. Il suo nome? Jorge Louis Borges.

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